In quasi tutte le case di campagna, esclusi forse i braccianti (casant), si allevava il maiale con molta cura sia nell'alimentazione che nell'accudirlo, perché prima delle "feste" si procedeva alla "masadura". Non era, come si può pensare, un rito barbaro, il maiale voleva dire mangiare per un anno. Il capo famiglia (resdòr), dalla metà di novembre, scrutava quasi giornalmente il maiale per determinare quand'era pronto e, se era una femmina, quand'era lontana dal calore, perché i salumi fossero buoni. Per il giorno fatidico si metteva d'accordo con i masador.
I MASADOR
In genere erano braccianti che, durante il periodo invernale, per guadagnare
qualche soldo e mangiare bene, uccidevano dai 50 ai 100 maiali passando
di casa in casa; ognuno aveva le proprie regole, le proprie tradizioni
e la
convinzione di essere il migliore. Purtroppo questa figura è scomparsa e con essa
si sono perse molte tradizioni sia tecniche che culturali. In genere lavoravano
in gruppo composto da due adulti e da un ragazzetto dai 10 ai 15 anni, che andava
ad imparare il "mestiere" e che in genere veniva sfottuto continuamente.
LA PREPARAZIONE
Prima del giorno fatidico il maiale veniva lasciato a digiuno per 48 ore
con, a disposizione, solo acqua da bere. I masador alle cinque del mattino,
con
gli attrezzi attaccati alla bicicletta, si presentavano dal contadino
che si era
alzato almeno un'ora prima perché l'acqua della fornacella doveva già essere
bollente. Arrivati, si cambiavano le scarpe con gli zoccoli di legno (truclòn)
e con una fune legavano il maiale dal labbro superiore (grògn) per trascinarlo
fuori dal porcile e lo uccidevano con la spola. A queste operazioni non dovevano
mai assistere né bimbi né donne incinte.
IL SANGUE
Dopo che il maiale era stato ucciso, con un coltello gli si bucava la
gola per far defluire il sangue, che veniva raccolto in teglie di
terracotta. Trattandosi di un prodotto molto deperibile, spesso veniva
regalato
in parte ai "casant" e
poveri del paese, per farne frittelle. A quel punto il maiale veniva
issato sullo scaletto per essere pulito e squartato. Dopo la pelatura
i bambini andavano
subito
a raccogliere le setole che sarebbero poi state vendute agli straccivendoli.
LA COLAZIONE
Dopo la divisione dell'animale in mezzene e quindi dopo diverse ore
di lavoro al freddo, verso sera si entrava in casa per far colazione
con
un appetito
notevole. In genere la donna di casa aveva preparato una lauta
colazione a base di polenta
con la "saracca", solo più recentemente si è passati
al latte con caffè. Quando le mattine erano molto fredde
con neve e gelo, vi era poi sempre disponibile la bottiglia del
vermouth per scaldarsi
un po'.
LE PRIME OPERAZIONI
Dopo colazione si pulivano le budella, dividendole secondo l'uso,
e mettendole a bagno in acqua, aceto e aglio; durante queste
operazioni, che si svolgevano
di norma in stalla al caldo, si facevano chiacchiere e pettegolezzi
in modo da far arrivare mezzogiorno e recarsi di nuovo a
tavola dove la "resdora" aveva
di norma preparato tortelli di zucca, pollo arrosto, baccalà fritto o
in umido con la polenta, il tutto condito con buoni lambruschi. Le mezzene dovevano
raffreddarsi per cui si lasciavano riposare per un giorno o anche due, ed i masador
andavano presso un'altra famiglia a legare coppe e pancette di fine salagione.
Gli uomini restavano a turno in casa di guardia all'animale per evitare che potesse
essere rubato. Il giorno seguente i masador tornavano all'alba ed iniziavano
la divisione dei vari tipi di carni, preparazione delle conce (cùnsa),
pelatura dell'aglio.
I SALUMI
Le carni venivano macinate, mescolate al grasso (macinato
a parte), pesate, perché'e9
in base al peso era dosata la quantità di concia
da unire all'impasto. Gli impasti erano tenuti separati
a seconda dell'uso (salsicce, salami e cotechini).
All'impasto dei cotechini veniva aggiunta la cotenna
tritata. Nel mentre i ciccioli bollivano nel paiolo da
almeno le 10 del mattino e per badarvi continuamente
al pranzo ci si andava a turni. Nel primo pomeriggio
i ciccioli erano pronti per essere spremuti, dopodiché si
insaccavano i salami, le salsicce e i cotechini che venivano
legati
alle pertiche appese alle travi della cucina.
La "masadura" era un evento anche per i bambini
che rimanevano appiccicati alla "turirola" pieni
di curiosità verso
quelle strane operazioni
compiute con grande rapidità e destrezza.
LA FESTA
Questo giorno era "un bel giorno" perché arrivavano i vicini
di casa, essendo il lavoro dei campi ormai terminato,
era un momento per raccontarsi tutte le avventure rosa del paese, per parlare
di affari. La famiglia contadina
era contenta perché per un altro anno avrebbe
mangiato almeno la minestra di lardo tutti i giorni,
qualche fetta di salame a testa per cena, qualche
fetta di coppa o di prosciutto, nel mese di maggio
avrebbe cotto la spalla
con i piselli
che dava energia durante le operazioni di falciatura
a mano, una fetta sottile di lardo sul pane quando
si aveva fame, lo strutto da friggere.